venerdì 30 luglio 2010Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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La guerra degli attacchini
“Ci mettiamo a disposizione dei politici. Chi sale, speriamo, ci darà un posto”. Così uno dei disoccupati che in questi giorni tappezzano le città di manifesti abusivi: “Non prendiamo soldi, aspettiamo che una volta eletti ci diano il lavoro”
 
La guerra degli attacchini

Napoli - Puntualmente durante la campagna elettorale le nostre città sono invase di manifesti. Anche questa volta i comitati elettorali di ogni singolo candidato si sono affannati alla ricerca dello slogan perfetto: c’è chi punta alla concisione, chi alla frase ad effetto, chi affianca al proprio faccione le intramontabili “lavoro, giustizia, tasse”. Ma tutto questo mare di manifesti hanno una cosa in comune, sia quelli di destra che quelli di sinistra: sono abusivi.
I nostri eroi, dunque, prima ancora di sedersi sull’agognata poltrona, già infrangono la legge, instancabili ed impazienti si portano avanti con il lavoro. Pare insomma che nell’atto stesso di candidarsi in politica la prima cosa che si fa sia violare una legge (chi ben incomincia). Ma la capolista del Pdl a Napoli Mara Carfagna ha avuto un sussulto:”Ho dato ordini precisi al mio comitato elettorale di fermare le affissioni abusive. Siamo qui per restituire dignità, civiltà e rispetto alla città.” Ma facendo un giro in città in questi giorni notiamo che proprio lei ha il primato dei manifesti. Il suo ovale impeccabile è ovunque: tappezza muri, palazzi, campane per la raccolta differenziata, facciate di scuole. E pensare che è il Ministro della pari opportunità!


Ma è in atto una lotta all’ultimo centimetro con la rivale Alessandra Mussolini che dichiara:”Basta polemiche e basta attacchinaggio. Io mi fermo. Non faccio stampare più neanche un manifesto.” Quindi è tregua tra le donne del Pdl. Niente più sorrisi spalmati con la colla sui palazzi e i monumenti. Niente più gare. Niente più maxi ordini in tipografia e squadre di abusivi sguinzagliati per la città. “Prendiamo atto con soddisfazione della decisione, anche se tardiva, del ministro Carfagna e speriamo che con l´armistizio da lei chiesto, abbia fine anche la guerra tra le prime donne del centrodestra e possano essere preservate le "bellezze" della nostra città”, commenta sarcastico Domenico Tuccillo, vice segretario Pd Campania.
Ma la guerra del manifesto selvaggio non riguarda solo le premiere dame. Stefano Caldoro, in corsa per il centrodestra alla presidenza della Regione Campania, chiama in causa l'avversario Vincenzo De Luca:”Sono imbarazzato, questo stile non mi piace. Io ho fatto una scelta diversa: è sui contenuti e non di propaganda sui muri. Non posso condividere - sottolinea - una campagna elettorale milionaria, come quella di De Luca. È un atteggiamento irresponsabile di fronte alle difficoltà delle famiglie costrette a stringere la cinghia”. Replica il comitato elettorale del Sindaco di Salerno:”Forse Caldoro ha preso una svista: le mura della Campania tracimano di immagini del Popolo della libertà e sono davvero invadenti, quelli sì. Probabilmente Caldoro deve avere scambiato il profilo di Vincenzo De Luca con quello di Mara Carfagna”.


Caldoro di certo non sa che le due parlamentari che lo sostengono hanno già speso più di 500 mila euro di manifesti. Ma chi sostiene le spese? Ogni candidato ne stampa diverse migliaia, le tariffe delle tipografie vanno da 25 a 40 centesimi l'uno, più le spese di attacchinaggio. Ma c’è un altro problema ben più grave che riguarda i manifesti abusivi. E’ la stessa Mussolini che candida come sempre afferma:” Il manifesto (abusivo aggiungiamo noi) fa parte della campagna elettorale e soprattutto dà un´occasione di lavoro. Tanti disoccupati si impegnano. È vero, è un lavoro occasionale, a volte sommerso, ma è anche un modo, in periodo di crisi, per dare un contributo a tanta brava gente”. Quello che effettivamente si cela dietro quest’affermazione della Mussolini è uno scenario ben più desolante: i politici, o l’aspirante politico di turno, si rivolgono a dei disgraziati per far appendere i loro manifesti abusivamente:”Ci mettiamo a disposizione dei politici. Chi sale, speriamo, ci darà un posto”.


A parlare è uno dei tanti “disoccupati cronici” (come egli stesso di definisce) dei centri di formazione mobilitati dai politici per la guerra ai manifesti. Un esercito di disperati come Antonio, 47 anni, quattro figli, iscritto al corso di formazione, “per 500 euro che bastano solo per pagare la pigione. I salti mortali per vivere”. Un giornalista de La Repubblica lo segue durante il suo “lavoro” di notte. I manifesti da attaccare sono di Bianca D´Angelo, candidata Pdl per Caldoro presidente, slogan Crederci insieme, cambiare si può. “Ora solo la D´Angelo, l´altra notte per Luciano Schifone”, altro candidato Pdl, allora il giornalista gli chiede:”Come mai tutti dello stesso partito?”. Ma Antonio prende tempo:”Io lavoro con quelli della destra. Hanno tanti manifesti. Non c´è paragone con la sinistra. E poi, la sinistra non mi piace.” E si vede dalla foga con cui ricopre i manifesti di Corrado Gabriele del Pd, assessore uscente con delega proprio ai corsi formazione per i disoccupati napoletani. Ma risparmia la metà degli altri manifesti, “Uno sì e uno no” ordina agli assistenti e spiega il compromesso:“Sono finiti i tempi degli scontri con le catene. Noi di destra contro i rossi. Quella sì che era una guerra. Tutto cambiato. Basta dire agli altri attacchini: compà, tu vai per la pagnotta e io pure.”


Ma la pagnotta non sono i soldi, circa 0,50 – 0,70 a manifesto attaccato:”Noi e anche altri di altri  gruppi non prendiamo questi soldi: bastano 200 euro a settimana. Poco più delle spese. Perché noi vogliamo che i politici amici diano il lavoro a chi ne ha bisogno. Anche quelli di sinistra non prendono soldi. Aspettano il lavoro anche loro”.
La guerra dei manifesti abusivi è in realtà la guerra dei disoccupati in cerca della faccia buona da attaccare, fino alla prossima elezione, fino alla prossima nottata.

Raimondo Simonetti

12/03/2010
 
 
 
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