 Una lettera minatoria, un duplice omicidio ed un professore di lettere che si trasforma in investigatore. Questi gli elementi alla base di “A ciascuno il suo”, romanzo giallo di Leonardo Sciascia pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1966. Ma seguiamo meglio, seppur a grandi linee, come si sviluppa la trama. Una lettera anonima viene recapitata ad un farmacista in un paese imprecisato della Sicilia degli anni sessanta. Si tratta di una lettera minatoria: “morirai per ciò che hai fatto”. Il farmacista è una persona “perbene”, pensa ad uno scherzo, ma durante una battuta di caccia, sua attività prediletta, viene ucciso. E con lui il dottor Roscio, che ha la sventura di trovarsi in sua compagnia. Gli inquirenti cominciano le indagini: la prima pista che si segue è quella del delitto passionale. Ma si affiancano alle indagini ufficiali quelle personali di un cittadino comune, il professore Laurana, insegnante di italiano e latino nel liceo del capoluogo. Unicuique suum (da cui il titolo “A ciascuno il suo”) è la frase che compare sul retro della lettera minatoria, punto di partenza ed elemento chiave per la risoluzione del caso. Un dubbio si insinua: e se non fosse il dottor Roscio ad esser morto per sbaglio e per colpa del farmacista ma il contrario? Se quindi il farmacista fosse stato usato solo per depistare le indagini, mentre il vero bersaglio da colpire era proprio il suo amico? Il professore dalla vita mediocre si troverà coinvolto, spinto dalla sola curiosità personale ed intellettuale, in questa matassa da dipanare e cadrà vittima di un tranello. Commenterà uno dei protagonisti in relazione alla sua tragica fine: ”Era un cretino”. Come a sottolineare il prediligere dell’omertà alla verità e a sposare un vecchio proverbio popolare che inevitabilmente torna in mente: “chi si fa i fatti suoi vive cent’anni…” Nel 1965 Italo Calvino, a proposito di questo libro, scriveva a Sciascia: “Ho letto il tuo giallo, che non è un giallo, con la passione con cui si leggono i gialli, e in più il divertimento di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l’impossibilità del romanzo giallo nell’ambiente siciliano”. Se lo scrittore non ha l’impressione di leggere un giallo è forse perché è tutto sommato un racconto in cui emerge il marcio, vengono a galla segreti che una volta svelati diventano scandali, la corruzione dilagante in qualsiasi contesto e il cinismo dell’animo umano. Animano la storia una serie di personaggi che sembrano anticipare quelli che oggi troviamo nei libri di Andrea Vitali (anche se i suoi sono fortemente più caricaturizzati). Come se a distanza di un cinquantennio avessero traslocato dai dintorni di Palermo a quelli di Como, pur sempre descrivendo la vita di un microcosmo di provincia. Angela Lonardo Il dipinto è di Antonino Cammarata |