 Vegetariani di tutti il mondo unitevi! Safran Foer sposa senza 'se e ma' un mangiare politicamente corretto e lo fa con un'analisi serrata del mangiare industriale e degli allevamenti intensivi. La frase chiave è quella usata in parte nel titolo, "Se niente importa", edito da Guanda (pp. 363; euro 18,00). Ci sono cose di fronte alle quali non si può cedere. Nello specifico, si parla del perchè un sopravvissuto alla Shoah che nella sua deportazione, pur in preda alla fame peggiore, rifiutò di mangiare carne di maiale in quanto non ammessa nella religione ebraica. Lo stesso succede a Foer e la molla definitiva scatta al momento in cui diventa padre: perché educare il nuovo nato a mangiare carne di animali? "Che io sieda alla tavola globale, con la mia famiglia o con la mia coscienza l'allevamento industriale per quanto mi riguarda - scrive Foer - non appare solo irragionevole. Accettarlo mi sembrerebbe inumano. Accettarlo, nutrire la mia famiglia con il cibo che produce, sostenerlo con i miei soldi, mi renderebbe meno me stesso...". Foer racconta nel suo libro (un'indagine durata tre anni) la catena produttiva che porta la carne in tavola: un lungo processo infarcito delle peggiori schifezze sia a livello di allevamento degli animali sia del loro nutrimento, compresi i vari farmaci. Senza dimenticare che, almeno negli Usa, il 99% della carne consumata, proviene da allevamenti intensivi. "Per quanto oscuriamo o ignoriamo questo fatto - scrive ancora - sappiamo che l'allevamento intensivo è inumano nel senso più profondo del termine". Ma Foer è anche e soprattutto uno scrittore e per questo sa benissimo che parlare di mangiare significa parlare di cultura, religione, tradizione, identità: parole che hanno segnato la storia dell'umanità e soprattutto quella degli individui. Il suo libro - che, dice, ha "l'obiettività che può avere un lavoro giornalistico" parla quindi di storie. "Mettendo da parte, per un momento, i più di dieci miliardi di animali macellati a fini alimentari ogni anno in America - spiega ad un certo punto - mettendo da parte l'ambiente, i lavoratori e altri temi direttamente correlati come la fame nel mondo, le epidemie influenzali, la biodiversità, c'é anche la questione di come noi pensiamo noi stessi e ci pensiamo gli uni con gli altri. Dopotutto , noi non siamo soltanto i narratori delle nostre storie, ma siamo quelle storie". E questa è la storia del perché Jonathan Safran Foer - e la sua famiglia - non mangia carne. Ornella Mincione |