venerdì 3 settembre 2010Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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15 euro per una casa
Un esperimento politico nel cuore della Spagna ci dà una lezione di virtuosismo sociale ed edilizio

Mi sentirei davvero orgogliosa se potessi dire che questa storia è di casa nostra, stavolta invece ci trasferiamo in Spagna, in una piazza distante anni luce di civiltà e buon senso.

Vi porto a Marinaleda, 2500 anime nel cuore dell’Andalusia, dove il sindaco, Juan Manuel Sanchez Gordillo, è lo stesso dal 1979 e da allora è convinto che la politica debba essere soprattutto economica e sociale; una cittadina in cui gli adolescenti passano dalla scuola Josè Saramago (grande scrittore comunista) alle serate al Sindacato dei lavoratori della terra; dove tutti si conoscono e si aiutano anche se sono stanchi, anche se è domenica e si potrebbe andare al mare; dove la terra è un reale diritto e le risorse non si sprecano ma si strizza il canovaccio delle possibilità all’inverosimile.

Fino qui tutto sembrerebbe riportare a null’altro che una versione moderna e comunista della “Casa nella prateria” se non fosse che, oltre all’emporio degli Oleson  e alle trecce di Laura Ingalls, qui con 15 euro al mese ti compri una casa. Una casa che ti costruisci da solo, o meglio, insieme ai tuoi concittadini, con alcuni operai specializzati pagati dal comune, su un territorio legalmente espropriato al Duque del Infantado (latifondista quattro volte Grande di Spagna), circa 1200 ettari trasformati in zona municipale e poi tratti in concessione e messi a disposizione del popolo di Marinaleda per creare progresso e ricchezza. Il tutto diventerà tuo tra 133 anni (per evitare la speculazione edilizia che vive sull’immediatamente tangibile) e nel frattempo ti dai da fare, lavori e costruisci. E non è tutto. Il comune fornisce anche i materiali, i progetti, un architetto e la possibilità di ampliare la casa in seguito senza bisogno di condoni edilizi. Perché la casa è un diritto, non una mercanzia. E così, mentre la Spagna è bloccata dalla speculazione edilizia e dalla crisi finanziaria, i cantieri languono e il Real Madrid va a perdere in casa col Milan, qui, a 100 km da Siviglia, tutto è messo a disposizione del popolo realizzando un’utopia politica che si trasforma necessariamente in virtù sociale. Questa quarta dimensione, infatti, è stata possibile grazie anche alla trasparenza dei bilanci comunali, discussi addirittura in pubblico, alla vita dei campi dove si lavora sodo ed alle strade riempite da cantieri dove si costruisce sin dagli anni ‘80 realizzando, oltre alle quasi 400 case, una cooperativa agricola, un oleificio, una fabbrica e la garanzia di 49 euro a giornata per tutti, qualunque lavoro essi facciano. 

Questo è il comunismo? Questa è la politica rossa da cui il nostro Premier è tanto terrorizzato? Questo è il risultato di un lavoro di ideologia che assicura prima di tutto i beni necessari, una casa ed un lavoro, dove il benessere elementare è certo e, per quanto possa sembrare uno stato di democrazia sociale fine a se stessa, è innegabile che il risultato sia sbalorditivo.

Anche se piccolo, l’esperimento di Marinaleda ha attirato la penna di alcuni dei più grandi quotidiani internazionali tra cui il New York Times; in una recente intervista il sindaco Gordillo, si è espresso così: "se il potere è etico, deve dare una risposta concreta ai problemi concreti della gente e la casa è un problema e deve essere un diritto che è riconosciuto nell’articolo 25 della Dichiarazione dei Diritti Umani. Ciò che è successo in questi ultimi 14 o 15 anni, di costruire case non per farci vivere la gente, ma per speculare, e che nello Stato spagnolo ci siano 4 milioni di case vuote e due milioni di persone che vivono in pseudo case, addirittura in catapecchie, a noi ci sembra un autentico sproposito".

Può essere comunismo e può essere un paese di uguali, può essere un piano urbanistico lungimirante e un’alternativa ai mutui trentennali con cui in Italia abbiamo a che fare ogni giorno, sottoponendoci bendati al fuoco amico che ci impone a denti stretti di firmare accanto alla X contratti prestampati in dimensione 8(mutui fissi, variabili, per precari, per cococo, per donne, per omosessuali, europei, italiani, americani…) regalando anni di stipendi per il miraggio delle quattro mura; può essere ancora tanto di opinabile, resta la certezza che è un esperimento semplice, realizzabile e soprattutto riuscito in pieno. E, per quanto impraticabile sul territorio metropolitano, può essere uno spunto per le nuove generazioni edilizie soprattutto nel nostro Paese, fatto per lo più già di piccole realtà sociali messe in ginocchio dall’abusivismo e dalla speculazione, ma soprattutto dal bieco cinismo genuinamente italiano, che ci ha resi tristi testimoni di tragedie territoriali e fantasmi del più cieco e crudele capitalismo.

Bruna Arena

Bree13@libero.it

25/10/2009
 
 
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