 Non sono mai stata una persona fortunata, almeno nel senso comunemente considerato tale. Non ho mai vinto il jackpot Sisal, mai una scommessa né un uovo di cioccolata da 3 kg al bar del paese. Una volta sono stata a Las Vegas ed ho perso trecento dollari in un’ora e per vedere le Hawaii ho dovuto pagare, profumatamente, e fare venti ore di volo in economica. Una volta da bambina ho trovato diecimila lire per strada, una diecimila lire con due teste. Fu la prima volta che ebbi la sensazione di essere stata fortunata perché avevo trovato una cosa assolutamente unica: la tenni per un po’ come un tesoro, la mostravo con orgoglio, finché qualcuno mi spiegò che in realtà quella banconota era il frutto di truffatori disattenti e grossolani e oltretutto non valeva niente. Feci di quella diecimila lire tanti di quei pezzi che a malapena si sarebbe potuto riconoscere il colore della carta. La mia fortuna era letteralmente in pezzi ma imparai una grande lezione: una fortuna implica responsabilità, implica coscienza. Avrei potuto tenerla ancora un po’, portarla a scuola, vantarmene come solo una bimbetta dai lunghi capelli a boccoli sa fare, invece no. A otto anni avevo già un orgoglio ed un senso civico ben sviluppato. Con gli anni ho iniziato a sperare per aver fortuna in altre cose: interrogazioni, esami universitari, avventure che poi col tempo ho realizzato, quella meravigliosa sensazione nel sapere di essere al posto giusto nel momento giusto, e solo molto raramente ho cercato la gratuita realizzazione economica. E adesso la notizia: ieri sera qualcuno ha vinto una cifra vergognosamente indicibile. Ognuno di noi ha fantasticato su quei soldi, abbiamo passato tutta l’estate in fila nei bar e intere serate a progettare cosa farne, li abbiamo considerati già nostri e, sebbene i sogni non facciano mai male, i sogni che crediamo di poter realizzare e poi non si realizzano fanno male eccome. A Bagnone, un lento paesino della Toscana, fra la terra rossa e le cave di marmo michelangiolesco, ecco che qualcuno si porta a casa tutto il malloppo. Fortuna. Sola fortuna. Fortuna economica ovviamente. Eppure non credo che qualcuno di noi avesse davvero bisogno di tutto quel denaro, di tutte le cose che abbiamo desiderato. Le ville a Parigi, le Ferrari nel vialetto, i viaggi intorno al mondo, le barche di venti metri o che so io: c’è già chi ha tutto questo e nella maggior parte dei casi non mi sembra più felice di noialtri, non mi sembra immune alle tragedie della vita, la sfortuna è cieca anch’essa, e se vogliamo essere più superficiali, non mi sembrano neanche più belli, più alti o più raffinati. Semplicemente qualcuno è destinato ad essere fortunatamente ricco, qualcun altro ad essere fortunatamente sano o di avere fortunate ispirazioni o anche niente di tutto questo e vivrà ugualmente. Oltretutto ottenere grandi fortune credo implichi prima di tutto il coraggio di renderne partecipe chi non le ha avute, perché la dea sarà anche bendata ma la generosità ci vede benissimo e la condivisione del bene e del male è una delle poche cose che ancora cinge gli uomini e li tiene vicini. Bruna Arena Bree13@libero.it P.S. Per approfondimenti rimando all’ascolto di una canzone dell’81 di Claudio Baglioni dal titolo Buona Fortuna. Non ci crederete eppure nell’elenco delle fortune augurate e possibili non viene mai citato il denaro, e se lo dice Baglioni lasciatevi pregare… |