venerdì 30 luglio 2010Direttore Responsabile: Ornella Mincione    Direttore Editoriale: Francesco Meola
 
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La ciccia al tempo di Papi
Si alzano gli standard femminili, e i tempi si fanno duri per le donne “normali”.

Belli i tempi in cui una donna né magrissima né giovanissima poteva consolarsi con l’intelligenza, la simpatia, il potere. Ci si poteva dare sollievo sui libri, sfogarsi con i sottoposti una volta raggiunto un gradino alto, si poteva far ridere, tingersi bionde e vestirsi un po’ larghe. Oggi no. Oggi o si è letteronze o non si passa, né nella vita né a Strasburgo.
E’ notizia fresca che la più presentabile delle candidate del Pdl se ne va in Francia a rappresentarci quasi con un plebiscito di voti, addirittura seconda nella circoscrizione sud, appena dopo il “papi”. Gli standard si alzano per noi donne normali, magari di buona famiglia e laureate, se non abbiamo bazzicato in tv e Letta non ci presenta al Cavaliere (come recitava il curriculum orale della Matera citato dallo stesso) abbiamo ben poche speranze, figuriamoci poi se c’è qualche chilo di troppo o di troppo poco, non manteniamo un corpo alla Brooke dopo i cinquant’anni e magari portiamo anche la coda ai capelli quando siamo un po’ stanche. Non c’è posto per noi, non è più tempo. Le nostre figlie impareranno le formule dell’IMC al posto delle tabelline e le dieci regole per scegliere il buon chirurgo al posto della danza classica e del nuoto. Nessuno ci darà un voto o una speranza: c’è già odore di misure per l’accesso alla Bocconi e nuovi scienziati si stanno adoperando per eliminare il gene del pudore dal DNA femminile. Gli uomini no, quelli possono riempirsi la bocca di mortadella in Parlamento, possono essere nani ricchi o fisicati tronisti che si sgonfiano alla prima puntura di spillo.
Care ragazze, la vita si fa dura. Il fisico barocco non solo è passato di moda da qualche tempo ma è addirittura ripudiato da qualunque tipo di mondo, in un walzer incessante di droghe che fanno dimagrire, costumi che diventano inutili fili di cotone, prostituzione al potere, e la decenza che diventa bigottismo.

Chi ha creato tutto questo? Siamo state noi? Ci siamo scandalizzate quando Veronica Lario ha denunciato le indecenze del marito? Chi di noi pensa che essere donna è portare un paio di tacchi? Lo pensano in molti dati i risultati. Non solo quelli elettorali. Infatti, mentre le mine saltavano una a una intorno al nostro Presidente, la parola “velina” veniva surclassata da letterina, letteronza, schedina, meteorina e perché no, ultimamente farfallina giacché il simbolo delle "papi girls” è proprio la farfalla tatuata con le iniziali S.B.: tatuata, sì, avete letto bene. Nell’incubo dei casting per il parlamento europeo qualcuna si faceva la doccia mezza nuda, qualcun’altra rallegrava il Premier e i suoi amici, una addirittura ha avuto il tempo per scrivere un istant book: “Noi, le ragazze di Silvio”. Si tratta di Elisa Alloro, giovane showgirl da oggi anche scrittrice che, sotto forma di lettera aperta alla signora Lario, descrive la sua vita a corte con particolari che vanno dalle cene in Sardegna ai consigli di Silvio sul caschetto castigato della Carfagna ed il capello raccolto della Brambilla. Non c’è spazio per scrivere, care donne. Neanche il gioco della seduzione cartacea ci è più concesso. Neanche nascoste dietro un foglio di carta, che non ha standard di peso da mostrare, possiamo vivere la nostra vita di normali un po’ intellettuali. Oggi fanno tutto le ragazze di Silvio.
E se essere belle ed intelligenti non è una colpa non dovrebbe esserlo nemmeno essere bruttine, sciocchine o in età adulta. Siamo donne, non “omaggi per uomini”.                                             
Per tutto il resto c’è Photoshop.

Bruna Arena

Bree13@libero.it

09/06/2009
 
 
 
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