 Caserta - Come tutte le cose che almeno una volta nella vita hanno fatto finta di scandalizzarci, anche le notizie dei nostri tiggì sono sempre più spesso il frutto di quello che ogni volta si spera sia l’ultimo afflato di fashion victim col tesserino. Anche i giornalisti adesso vanno di moda o seguono le mode, e così tutto torna a far scandalo soprattutto in momenti di vacche magre, quando cioè i già visti scaldaletti tran-sessuali non ci muovono un sopracciglio (e per fortuna direi). Così adesso si torna a parlare del crocifisso, simbolo cristiano del riscatto dalla sofferenza. Senza approfondire l’antropologia religiosa di cui so davvero ben poco, credo di poter affermare con sicurezza che l’obiettivo della messa in esposizione della croce non sia mai stato la divisione dei popoli ma la loro unione in nome di un bene comune, universale, superiore a noi che, fatti di carne e sangue, non è che siamo proprio perfetti nella bontà e concreti nel giusto. È un simbolo religioso ed in quanto tale va preso per ciò che rappresenta per ognuno di noi. A chi tutto, a chi qualcosa, a chi niente. Non credo che due paletti incrociati possano trasfondere i contenuti mentali del cristianesimo a chi non crede, non è religiosamente predisposto, oppure ha una famiglia agnostica o atea. Trovo profondamente più minacciosa la carta dei quaderni, così sottile da tagliare come lamelle le piccole dita dei nostri pargoli che cadono a decine sotto il giogo dello sfoglio. Vorrei poi ricordare che, se proprio vogliamo arrivarci, la stessa scuola è di per sé un simbolo religioso: vi siete mai chiesti perché la disposizione delle aule di ogni classe del mondo ha una cattedra rialzata ed una serie di banchi in fila davanti? Non avete mai notato che è la stessa identica sistemazione dell’altare e dei banchi dei fedeli in qualunque chiesa cattolica del mondo? Questo perché sono stati i religiosi ad istituire le prime scuole, a considerare l’importanza della distribuzione del sapere, e questo accadeva molti anni prima di queste sentenza. Senza contare il fatto che, per quanto si vogliano mantenere immacolate le anime dei nostri bambini da qualunque coinvolgimento religioso, dovremmo trovare qualcosa di più che far togliere la croce dalle aule considerando che il 90% della produzione artistica di sempre è basata sulla simbologia religiosa, l’agiografia, la storia della croce, dei santi, del Cristo e di certo ci sono più croci in Italia che A circoscritte e segnate. Vuol dire che la signora finlandese da cui è partita la battaglia anti-croce non porterà mai i figli alla Cappella Sistina o in qualunque museo del mondo per non sconvolgerli con immagini lontane dal suo pensiero. Questo mi fa credere sempre più che alcuni laici abbiano una chiusura mentale inveterata e che nella congerie delle offese a se stessi si inizino a contemplare anche le inoffensive libertà degli altri. Una croce ti fa male solo se ti cade in testa, a meno che non ti chiami Gesù ed allora lì è tutta un’altra storia. Questo solo per dire che, tralasciando la storia della tradizione del nostro Paese, i problemi del Vaticano e del Papa, mettendo da parte il pensiero, condiviso o meno, che la chiesa come istituzione andrebbe quantomeno riformata, ed annullando anche per un momento un certo concordato che in alcune occasioni ci ha anche parato qualche colpo (se vi siete già dimenticati di Wojtyla vergognatevi), rimane il fatto che la laicità di uno Stato si afferma nei fatti, non nei simboli, altrimenti, anche se odio ripetere un concetto, bisogna cominciare l’operazione di damnatio memoriae e scartavetrare i Michelangelo, i Giotto, i Cimabue e perché no, aboliamo pure Gerry Scotti che ci benedice ogni sera dopo il milionario. Che la laicità si trovi il suo spazio e non pretenda di invadere quello religioso. Nel nostro cuore ognuno sa in cosa credere: ho girato mezzo mondo e non sono diventata pagnottista solo perché ho visitato moschee o chiese protestanti. Ho fatto le scuole dalle suore ma ricordo ben poche preghiere, ricordo ancora però filastrocche sugli accenti che mi hanno aiutata a scrivere bene fino alla laurea. Ricordo poi mia nonna col rosario in mano, infatti nella recita dei misteri sono un asso. Educateli in casa quindi i vostri figli, la scuola è importante ma mai quanto l’esempio che gli darete. Stavolta ho preso al volo l’occasione, preferivo di gran lunga quando mi hanno tolto il lavoro, i risparmi, il futuro, ultimamente anche la salute, ma per la speranza no, non passa liscia, e per quanto qualcuno voglia negarlo, per la stragrande maggioranza degli italiani la croce è questo. E casomai dovessimo arrivare anche oltre sappiate che no, le mie mutande non le darò, almeno quelle le lascerò prerogativa del mio sedere. Se volete fare una cosa buona fate tornare di moda i fuseaux, quelli sì che mi piacevano tanto. Bruna Arena Bree13@libero.it |