 Per carità, non male la bionda. Forse non proprio una lady inglese ma ha mostrato molto carattere senza mai cedere il passo agli avversari. Rispettata ed ammirata anche quando si presenta senza possibilità di vittoria, almeno così dicono. E poi ce la fa. O non ce la fa. C’è una Emma che ieri ha vinto, o forse erano due. C’è una ragazza salentina che ha fatto spendere migliaia di euro agli italiani solo per vederla rantolarsi a terra e piangere tra le braccia di Maria, e c’è una Emma che è tornata a casa a tarda sera sconfitta da un pugno di crocette indelebili. Una Emma che forse aveva poche possibilità di vincere in partenza, una Emma trascinatrice e stracolma di personalità ma con un programma praticamente nullo e scarnificata nelle sue possibilità dal solito trans trans di Marrazzo&Co. e da un partito un po’ tirchietto e poco audace. D'altronde la mancanza di faccia tosta è costato al Pd Campania e Calabria che adesso proveranno a cambiare (e chissà che non vada anche bene), ma che se stessimo giocando a Risiko io proverei comunque a ritirare i dadi. Niente male minore stavolta, niente vincitori da mezza tacca per far tutti felici. Stavolta vince Emma, o forse non vince più. Forse vincono un po’ quelli che si sono sgolati nelle piazze ( Movimento cinque stelle e Lega Nord) e non importa che il Consigliere regionale più votato a Brescia, tale Renzo Bossi (sì, Bossi), sia uno dei più incalliti pluribocciati della storia dell’esame di maturità in Italia…ho sentito da qualche parte che avere così tanti ex compagni di classe gli avrà di certo giovato! Touchè. Quando si chiude il voto importa solo che Emma ha vinto. Che Emma ha perso. Ma così come quando nel vero amore l’ultimo tentativo è sempre il penultimo, Emma riparte da sé e sovverte gli slogan artificiosi e demagogici stampati su facce sempre più uguali e sempre più ringiovanite. Senza false fiducie, senza amarezze, senza sorrisi di circostanza che nullifichino le differenze tra vinti e vincitori. Emma vince e dedica la vittoria alla famiglia, al Salento, al maestro di canto e di nuovo alla famiglia, al maestro, al Salento, come un mantra che assuefa crisi d’ansia e tormenti adolescenziali. Niente rock, niente lento, solo tanti pollici opponibili a tele-votare una voce, un viso, l’unico sogno che ci si possa permettere di questi tempi. Emma perde e si stringe alla sua sciarpa gialla, forse pensa che poteva farcela anche in questa farsa megalomane cui è costretta ad assistere oltre la barricata. Forse guarda un po’ più in là e si sente meno sola nella disfatta. Magari c’è una Emma, da qualche parte, che pensa davvero che fra tre anni in questo paesello non ci saranno più la crisi, le mafie, il cancro, ma solo una vagonata soffocante di amore; di sicuro c’è una Emma che non lo pensa affatto, ma la concretezza non le basterà. E in questa crisi di identità, di personalità, di patriottismo, di libertà, quando c’è penuria persino del rispetto dei fondamenti di una società democratica, questo tipo di Emma non vince. Vince solo Emma di Maria, e a noi sta bene così. Bruna Arena Bree13@libero.it |