 I più nostalgici tra noi ricorderanno di certo le liste di buoni e cattivi, vera tortura pedagogica, che ci imponevano fra i banchi di scuola maestre sadiche e scansafatiche, che ci rubavano il tempo per una chiacchiera o una sigaretta, mentre il loro cocco ci guardava da dietro la cattedra, gessetto in mano pronto a scrivere il nostro nome ad ogni affannoso respiro. Di solito era il compagno più ignorante e più sfigato, che studiava poco ma leccapiedi già tanto, che si vendeva il cancellino del tuo nome in cambio di favori o di amicizia. Da oggi qualunque italiano potrà rubare la parte a quel personaggio gretto e meschino col gessetto in mano. Dopo il via libera al “permesso di soggiorno a punti”, infatti, sarà più facile riconoscere buoni e cattivi: i nuovi stranieri dovranno fare un patto con lo Stato e imparare la lingua italiana, la Costituzione, le regole incivili del nostro Paese, portare i figli a scuola, avere una casa con un contratto d’affitto regolare e un lavoro stabile. Due anni e trenta punti per ottenere il permesso. Non è una barzelletta. Oltretutto non farebbe nemmeno ridere. A prescindere dai fatti emersi in questi anni sul barbaro regime in cui vivono i nostri immigrati, senza dover necessariamente scomodare quelli che dormono in baracche di lamelle in moderna schiavitù, avrei comunque delle piccole remore. Prima di tutto la lingua italiana, la cui difficoltà grammaticale è seconda solo al cinese, lingua che in realtà conoscono davvero solo ben pochi accademici, i cui corsi per stranieri sono interamente relegati ai tentativi di associazioni laiche o religiose ma assolutamente lontani da una promozione nella scuola pubblica, lingua che imprigiona i migranti in mille piccole celle burocratiche di cui nemmeno i massimi esperti il più delle volte ci capisce una mazza. E vogliamo davvero impelagarci nell’antro buio della Costituzione, il cui insegnamento affanna ad entrare nelle scuole pubbliche e perfino nel cervello di molti nostri politici che ne conoscono a stento l’esistenza? E poi l’esilarante necessità di un contratto d’affitto regolare, cosa che noi italiani di nascita stentiamo ad avere, macchiandoci dei reati altrui cioè degli affittuari in nero che lucrano vergognosamente sulle spalle degli studenti fuori sede o delle famiglie meno abbienti. L’integrazione scolastica dei figli dei migranti è poi la ciliegina sulla torta, soprattutto dopo le tanto chiacchierate classi separate per stranieri, io mi vergognerei a parlare ancora di integrazione scolastica. E il lavoro con regolare assunzione è una chimera talmente irraggiungibile da non poter essere nemmeno considerato come elemento necessario. Oltretutto nell’ovvietà dei fatti, se uno straniero avesse tutte queste cose nel suo Paese d’origine credo che difficilmente si sottoporrebbe ad una tortura lunga 15 anni ( il tempo medio in Italia per ottenere la cittadinanza) solo per vivere nel Belpaese. Dulcis in fundo, in caso di violazioni, oltre a subire le già amare leggi dello Stato, saranno decurtati anche i punti del permesso di soggiorno, in misura variabile e senza possibilità di difesa e di appello, per essere poi espulsi allo scoccare del punto zero, anche se sei in Italia da vent’anni, se hai pagato le nostre tasse e i nostri bolli, se hai raccolto i nostri pomodori o hai pulito il sedere ai nostri nonni, persino se parli italiano molto meglio di noi e conosci le nostre leggi a menadito. Punti zero: fuori dalle balle. E quest’ennesima manovra vergognosa, xenofoba, sadica, subdola, profondamente turbante e totalmente al di fuori di ogni logica e di ogni diritto umano è tutta italiana. Non credete a chi vi dirà che anche in Canada è così. I canadesi hanno un sistema d’accoglienza da fare invidia a San Pietro in paradiso e l’immigrazione a punti è controllata ed organizzata seguendo i principi dei migliori specialisti sull’immigrazione e sulla convivenza fra etnie, un sistema che promuove la famiglia migrante e ne fa un punto di forza tale da far arrivare molti stranieri a posizioni di alto prestigio nella società. Vi dirò che le uniche baracche che ci sono in Canada sono quelle per gli attrezzi da giardino e che gli autoctoni che non vogliono studiare vanno a raccogliere il tabacco. E questo non perché laggiù non esista la povertà, ma perché esiste la civiltà. Per chi ne avesse dimenticato il significato dovrebbe trovarsi ancora sotto la lettera C nel vocabolario. Speriamo che a qualche straniero venga in mente di ricordarcelo. Bruna Arena Bree13@libero.it |